Magazine | Una Volta nella Vita
In kart per 24 ore e 1700 km. il folle record di lloyd de boltz-miller0%

IN KART PER 24 ORE E 1700 KM. IL FOLLE RECORD DI LLOYD DE BOLTZ-MILLER

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Girare in solitaria per 24 ore, tirando al limite per percorrere oltre 1700 km in kart e entrare nella storia. Possibile? Lloyd de Boltz-Miller ha risposto di sì. E l’ha messo in pratica
IL LUOGO

Il PF International Kart Circuit di Brandon, in Inghilterra. Una delle piste più battute dalle gare più importanti del karting internazionali. 1382 impegnativi metri con tanto di sottopassaggio.

IL MOTIVO

Perché ci sono tanti modi per entrare nel Guinness dei Primati, ma se vuoi farlo con il kart... il cerchio si restringe. Correre per 24 ore consecutive è una di quelle.

COSA CI GUADAGNI

L’ingresso nel Guinness dei Primati, che non è poco. Ma soprattutto la soddisfazione di aver portato a termine un’impresa per la quale quasi tutti ti davano del matto.

COS'HAI DA PERDERE

Sicuramente una notte di sonno. Quella è la prima voce, inevitabile, di una lista piuttosto lunghetta che va da “la salute” e finisce con “un attacco cardiaco per via dei troppi caffè”.

Un record non nasce mai per caso. Meno che mai se è folle come quello di girare da soli per 24 ore con un go-kart. Lloyd de Boltz-Miller lo sa bene, vista la tenacia e gli anni che ci sono voluti per portare a termine il suo “inseguimento”. Già nel 2009, una buona preparazione e una ferrea volontà avevano portato il pilota inglese a conquistare il record Europeo e, nel 2010, quello Mondiale. Peccato che, l’anno successivo, un altro kartista senza scrupoli, l’americano Trey Shannon, abbia pensato bene di emulare l’impresa e andare oltre “rubandogli” il primato. Da qui la decisione di riprenderselo. Magari alzando l’asticella a tal punto da scoraggiare futuri, nuovi, tentativi.

Bando alla suspense, diciamo subito come è finita: 1081 miglia (1740 km) percorse in 23 ore e 22 minuti: nuovo Guinness World Record! Un risultato incredibile, figlio di una lunga preparazione e di una pianificazione in cui nulla è stato affidato al caso.

Ci sono voluti 2 anni per arrivare pronto al D-Day (5 ottobre, 2013), coinvolgendo partner d’eccellenza come CRG (che fornisce il kart), IAME (motore) e il driver development program del team Strakka Racing (campione 2013 a Le Mans) per supporto tecnico, preparazione e strategia. Come palcoscenico, il prestigioso tracciato del PFI Circuit di Brandon. In più, una causa benefica da sostenere: il Cancer Research UK, un’organizzazione che a Lloyd sta particolarmente a cuore.
I due anni sono serviti anche per ovviare a qualche inconveniente accaduto nel frattempo.

Tap for more
Racconta Lloyd: “Ci sono voluti 2 anni perché mi sono distrutto tre volte: prima mi sono rotto la spalla sciando, poi mi sono sfracellato una mano in palestra (con un peso) e 2 mesi prima della record ho fatto un incidente d’auto. Al di là della fisioterapia per rimettermi in sesto, abbiamo fatto un training camp intensivo in Tailandia per condizionare il corpo alle alte temperature: 3 sessioni al giorno (piscina e corsa) per 15 giorni a 40°C! Poi con Strakka Performance ci siamo allenati per mesi nelle strutture atletiche della Oxford University. Le ultime settimane abbiamo fatto giornate di test in pista per affinare la strategia di gara e il materiale”.
Alla vigilia dell’evento si ripassa il programma: l’obbiettivo è “stracciare” il record dell’amico Trey (845 miglia), puntando alle 1000. Ma a complicare le cose ci si mette la scoperta di un certo Howard Kayman, che rivendica un record di 1054 miglia (1696 km) del 2012. Quelli del Guinness non rispondono al telefono. Si decide, a scanso di equivoci, che fa fede il primato ufficioso. Il che alza l’asticella della difficoltà: 34 secondi per percorrere ogni giro (si corre sul tracciato breve del PFI, in senso anti-orario) e pit-stop limitati ai 4 minuti. Il miglior giro di Lloyd nei test era di 30 secondi netti: vuol dire “fare tutta la gara in volata!”.

Il 5 ottobre, alle 17:00, Lloyd è pronto a partire. Ma la direzione del PFI rimanda di un paio d’ore il via. Il pilota deve sostituire la calma all’adrenalina, ma, alle 19.30, la sfida ha finalmente inizio. Il circuito ha qualcosa di magico all’imbrunire, e forse quella magia fa interferenza, perché la comunicazione radio salta subito. Così si è costretti a comunicare alla vecchia maniera: gesti e cartelli. Già al 4° giro arriva il primo inconveniente: la staffa di supporto per l’acqua si spezza e via di scivolata sull’ultima curva (la prima del tracciato, ma Lloyd sta girando in senso inverso). Poco male, perché il kart CRG tiene alla perfezione, anche a temperature basse, e le ruote (Kenda Komet) reggono il doppio stint (le cambiano a stop alterni). Il motore IAME, poi, non fa una grinza.
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