Calogero Vanaria. Per tutti fu Kalì, il “papà” del karting

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Calogero Vanaria è scomparso nell’ottobre del 2015, all’età di 83 anni. Ma la sua eredita lasciata al mondo del kart è enorme. Considerato, non a torto, uno dei “padri” del karting moderno, ha passato la vita a lavorare e sperimentare per correre e vincere in tutto il mondo. La sua è una storia che ogni kartista deve conoscere
IL LUOGO

Lonato. Quella che oggi è una della capitali del kart, grazie alla presenza della pista South Garda Karting e alla vicinanza con alcune delle aziende più importanti del settore.

IL MOTIVO

Perché se si ama il kart non si può non conoscere la storia di una delle persone che questo mezzo (e questo sport) lo hanno fatto nascere.

COSA CI GUADAGNI

Conoscenza, cultura, emozione... Perché karting non significa solo andare veloci

COS'HAI DA PERDERE

Leggere distrattamente, pensando: “Tanto è solo una storia come un’altra”. Errore: quella di Calogero Vanaria NON È una storia come le altre.

C’è una marmitta, con l'erogazione della coppia variabile, che dall’ottobre del 2015 è rimasta lì, inutilizzata e coperta da un sottile strato di polvere.
Non che prima venisse abitualmente toccata e utilizzata, ma da quell’autunno di oltre due anni fa, quando Calogero Vanaria se ne è andato, tutto è un po’ diverso.

Facciamo un passo indietro, a quando il “fly by wire” era di là da venire. Tradotto, per chi non lo sa, stiamo parlando di un comando che viaggia senza fili o senza cavo. Bene, quella marmitta il cavo ce l’aveva, ed era collegato al piantone dello sterzo di un kart. Il filo d'acciaio terminava con una levetta grazie alla quale il pilota poteva azionare un meccanismo interno alla marmitta con il quale, di fatto, modificare l'erogazione della coppia motrice. Insomma: se in uscita di curva serviva più “tiro” ai bassi, ecco che il pilota era accontentato. Non se ne fece nulla per una svariata serie di motivi, ma quella marmitta è uno dei mille elementi che possono servire a spiegare meglio la figura di un uomo che ha segnato una traccia indelebile nel karting mondiale.

Quella persona si chiamava Calogero Vanaria e se n'è andata il primo sabato di ottobre del 2015, al termine di una malattia di carattere cerebrale. Una di quelle che fanno pochi sconti e che in un fisico già segnato da altre patologie aggredisce con violenza.

Resta la grande storia di un'azienda chiamata Kalì Kart, nata e sviluppatasi a Lonato, in provincia di Brescia, in un comune che, oggi, ha aggiunto al suo nome “del Garda” a sottolinearne la collocazione territoriale. Vicino a Lonato non c'è, dunque, solo il lago più grande d'Italia, ma c'è stata anche l'avventura di un marchio che ha – di fatto – industrializzato un settore fino a quel momento ancorato assolutamente artigianale.
Calogero Vanaria non aveva studiato e aveva lasciato in giovane età Sant'Agata di Militello, in provincia di Messina, dove era nato il 9 luglio 1932. Era arrivato a Lonato per fare il meccanico e quando si presentò a cercare lavoro presso il titolare di un'autofficina si sentì rispondere che il posto c'era, perché, se aveva fatto tanta strada, voleva dire che voglia di fare ne aveva tanta. In effetti, i motori e le auto erano parte del suo dna.

Il suo primo impegno professionale, dal punto di vista imprenditoriale, fu infatti un'officina dove si riparavano auto. Poi passò anche alla vendita. Erano anni di crescita e di boom economico, nei quali i direttori di banca non si spaventavano davanti a pacchi di cambiali da pagare. Calogero ne parlava con un misto di sorpresa e soddisfazione, a volte ancora incredulo di essere riuscito, con la forza della giovinezza e con la voglia di fare, a creare quello che aveva creato.