ALESSANDRO MANETTI, IL KARTISTA FERITO, PIÙ FORTE DEL DOLORE

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Lo sport è gioia e passione. Ma anche rabbia e dolore. Per esempio quando, prima di una gara importante, un incidente in allenamento ti mette ko. A quel punto, che fare? Mollare o stringere i denti? Qualche anno fa, Alessandro Manetti, talento del kart Anni 2000, scelse di puntare sull'improbabile... Una storia tutta da raccontare
IL LUOGO

Il “misfatto” avviene su una strada qualunque, non lontano da casa, fatta mille volte in allenamento in bicicletta.
Il “riscatto” è sulla Pista Salentina di Ugento, teatro dell’Europeo KZ1 del 2007.

IL MOTIVO

Perché a volte la rabbia è più forte del dolore, e stringere i denti, anche se fa fisicamente soffrire, fa stare meglio con se stessi rispetto a mollare tutto.

COSA CI GUADAGNI

La soddisfazione di non darla vinta alla cattiva sorte. Il sentire di aver fatto “la cosa giusta”. E ogni tanto, chissà, magari anche la vittoria di un Campionato Europeo.

COS'HAI DA PERDERE

La salute prima di tutto, peggiorando la situazione. E una rabbia ancora maggiore perché, pur provandoci, non è andata nel modo in cui l’avevi sognata per mesi.

Il primo pensiero lo immaginiamo: “Dove sono? Cos'è successo?”. Poi, piano piano, inizi a percepire il materasso sottile della barella, la sirena dell’ambulanza, le voci degli uomini del pronto intervento che ti invitano alla calma. E a stare fermo! È a quel punto che tu, Alessandro Manetti da Forlì, due titoli mondiali conquistati in carriera, di cui uno, memorabile, in Argentina, capisci tutto.
Capisci di essere stato investito da un’auto durante il solito allenamento in bici. Quell’allenamento che per te è una necessità, quasi fosse un elisir di lunga vita e non solo un modo per tenerti in forma e preparare le prossime gare. Questa volta, però, l’elisir ti è andato di traverso. Perché il colpo frontale con la vettura è stato forte e lo schianto al suolo ha lasciato segni pesanti: abrasioni ed ematomi estesi su tutto il lato sinistro del corpo; una compressione delle vertebre cervicali; lo schiacciamento dello sterno e un drammatico dolore alla spalla sinistra. Per muoversi, la spalla si muove, dunque non è rotta. Ma fa male. Troppo male.

Il dolore peggiore, però, non è quello fisico, ma è qualcosa che i medici dell’ambulanza non possono curare. La sensazione che chiude lo stomaco e pare un coltello infilato nel petto è data dal fatto che mancano poche ore (è martedì quando rimani vittima dello sfortunato incidente) al via del lungo weekend che porterà alle prime due finali del Campionato Europeo 2007. Una gara importante, ancor più per chi, come te, a 35 anni sa bene che gli appuntamenti che rimangono da correre sono sicuramente meno di quelli già corsi.

Così, mentre ancora le ferite sono aperte e il dolore inibisce la lucidità, inizi a reagire alla situazione a modo tuo: non ti disperi, non imprechi contro la sorte... Piuttosto, ti chiudi in te stesso, taciturno più del solito, e covi pensieroso la tua incazzatura. È così che nella tua testa, nella testa di Alessandro Manetti, inizi a maturare un pensiero che ancora non è il caso di pronunciare. Una convinzione fuori dalla logica: “Si può fare!”.
Forse è un bene che non ci sia troppo tempo per pensarci, perché, finite le medicazioni, è già ora di fare rotta verso Ugento. Le prime prove libere sono dietro l’angolo e la pista, come già tante volte nella tua vita da pilota, diventa il luogo in cui scaricare ogni tensione, trasformando la rabbia per quanto successo in risorse inimmaginabili per compiere l’impresa. Quando incrociamo il tuo sguardo, sabato mattina, sono passati poco più di tre giorni dall’incidente e le ferite, se possibile, fanno ancora più impressione: sul fianco, le chiazze di carne viva sono ben lontane da rimarginarsi, e il modo in cui controlli i movimenti della spalla sinistra fa capire quanto vorresti non muoverla del tutto.