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Editoriale | Renzo giugni: in officina invece che al bar

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RENZO GIUGNI: IN OFFICINA INVECE CHE AL BAR

Era l’inverno del 1971, la sera, dopo il lavoro, con mio papà, invece che andare al bar ci si chiudeva in officina e si provava a dar vita a una passione. È così che è nato il nostro primo telaio Sprinbok. E pensare che papà, fino all’anno prima, di macchine non ne voleva sapere, la sua passione era la pesca.


Io, invece, già da un bel po’ mi divertivo ad andare a correre con gli amici arrangiandoci come si poteva: allora non c’era il traffico di adesso e neanche gli autovelox, così si prendeva la macchina e si andava lungo l’A1 (la principale autostrada italiana n.d.r.) che era in costruzione. Sul Raccordo tra Ravenna e Lugo ci sfidavamo in gare improvvisate e, in effetti, un po’ pericolose. Dopo che ho distrutto la seconda macchina e mi sono rotto un braccio, però, ho pensato che forse era il caso di trovare un altro sistema. Avevo un amico che già correva sui kart, così l’ho seguito e mi è nata una passione che ancora adesso mi porto addosso.
I miei, inizialmente, non ne volevano sapere, così il primo kart me lo comprò lo zio che, per questo, naturalmente finì per litigare con i miei.

Poi, piano piano, anche mio padre ha iniziato ad avvicinarsi a questo mondo, ha abbandonato le canne da pesca e si è messo a preparare motori e telai. Così, visto che l’officina già c’era, ci entusiasmò l’idea di disegnare e costruire un telaio facendo tutto da soli. Come riferimento avevamo il telaio di Barone, quello con cui correva Patrese, e infatti molte idee le prendemmo da lì, come l’avantreno completamente regolabile. Con la nostra prima “creazione”, arrivai a un passo dal vincere il campionato italiano. Era il 1971 a Jesolo. Ero in testa da solo, poco prima di una curva stretta mi sono voltato per vedere il distacco che avevo sul secondo, anche se sapevo di essere il più veloce, infatti avrò avuto 100 metri di vantaggio. Quando mi sono rigirato, però, ormai ero già in piena curva e sono uscito di strada… Adesso sorrido ripensandoci, ma allora mi sarei preso a pugni. Comunque, durante l’anno successivo tra me e qualche altro pilota che correva con i nostri telai ci togliemmo parecchie soddisfazioni, vincendo una ventina di gare. Poi nel ’75, non avendo l’ambizione di diventare produttori, abbiamo smesso di fare i telai, e io ho anche smesso di correre.
Mi sono iscritto al serale e così la sera invece che andare al bar (e due!) o in officina, andavo a scuola. In compenso, ha iniziato a correre mio fratello, lui era più professionale di me. Si segnava tutto su un quaderno, si allenava, usava materiale ufficiale e si è tolto le sue belle soddisfazioni. Insomma, non è da tutti, almeno una volta nella vita, essere riusciti ad arrivare davanti a un certo... Senna.

Classe 1950, è stato uno dei primi, veri e propri, “artigiani del kart”. Ha cominciato la sua avventura con il papà, in un’officina, e, da lì, è arrivato a fondare la casa costruttrice di telai Mari Delta Kart.

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