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MARIO PAZOS INCONTRI RAVVICINATI DI TIPO KARTISTICO: DA MICK DOOHAN A BRYAN MAY

A fare il mio lavoro in giro per il mondo si ha l’opportunità di conoscere un sacco di gente: intelligente, ricca, super-ricca, famosa, anche qualche furbo e arrogante (ma pochi)... Insomma, con caratteristiche di ogni tipo, ma, comunque, sempre molta gente.


Ho avuto la fortuna di conoscere vari piloti in età “da karting” che, poi, sono arrivati ai massimi livelli: Michael Schumacher, Sebastian Vettel, Robert Kubica, Lewis Hamilton, Paul Di Resta, per dirne solo alcuni. Con molti di loro, ogni tanto ci si sente ancora oggi. Io sono socievole come un orso in letargo, ma nonostante questo ho conosciuto anche altri personaggi famosi del mondo del motorsport e non.

Per esempio, sono stato in Australia con Mick Doohan, il 5 volte campione del mondo di motociclismo. Tipo simpatico e molto alla mano, abbiamo passato un giorno intero volando con il suo elicottero in mezzo al mare a vedere le balene, la bellissima città di Gold Coast, e a casa sua dove ha una collezione di tutte le sue moto e i cimeli della sua lunga carriera. A cena si dovevano aggregare Angelina Jolie e Johnny Deep, che erano ospiti a casa sua visto che stavano girando un film in zona. Per fortuna non sono venuti, non mi avrebbe creduto nessuno.
Un altro personaggio che ebbi l’opportunità di conoscere è stato Jo Ramirez, il mitico Team Principal della McLaren ai tempi di Senna, Hakkinen, etc. Quando Lewis Hamilton correva per Top Kart dovevo andare in McLaren ogni mese a riferire dei progressi o demeriti di Lewis. Ron Dennis era sulla cresta dell’onda in quel momento ed è uno molto freddo. Jo, invece, messicano di nascita, persona per bene e molto educata, è pieno di storie e aneddoti che ama raccontare. Si trasferì in Europa seguendo i fratelli Rodriguez negli Anni '60 e lavorò per diversi team prima di approdare in McLaren. Con lui, ogni tanto succede che la vita ci faccia ritrovare, senza avviso. Per esempio l’ho rivisto una volta, per caso, all’aeroporto di Los Angeles e abbiamo fatto il volo fino a Londra chiacchierando animatamente. Si era da poco ritirato e viveva fra il sud della Francia, dove ha una casa, e la Spagna. Ci siamo trovati ancora qualche anno dopo alla Mille Miglia. Partiva su una Jaguar del ’54 qualche macchina dietro la mia Austin Healey, e così, durante i 4 giorni di gara, a ogni pranzo e cena ci si ritrovava.
In un volo Malpensa - Buenos Aires, invece, conobbi Luciano Benetton, ai tempi in cui era il proprietario del Team Benetton. Era seduto di fianco a me, dall’altro lato del corridoio. Uno pensa che un personaggio così viaggi nel suo aereo privato o cose del genere, invece era con sua moglie e un’altra coppia di amici, in mezzo alla gente comune. Quando mi vide leggere Autosprint, iniziò a parlarmi. In un momento della nostra animata conversazione io dissi che lavoravo con i go kart. A quel punto lui chiese a sua moglie di fare cambio di posto con me, e così ci facemmo 12 ore di volo a parlare di macchine. Era informatissimo su tutto quello che riguardava il suo team, ma anche sui giovani piloti che da lì a poco sarebbero arrivati in F1. A dire il vero, vista la mia passione per il rugby, abbiamo parlato molto anche di quello...

Nato nel 1958 a Buenos Aires, è team manager in kart e F. Renault dal ‘76 all’82. In Europa lavora 8 anni come giornalista prima di passare in Comer. Dal ‘90 al ‘96 è Team Manager nel Motomondiale e in F3, quindi torna al kart con la Top Kart. Dal 2010 è in OTK Group

Diversi anni fa, invece, di ritorno da una gara a Phoenix, USA, con Massimo Filini, compianto fratello di Armando, titolare di Mad Croc, e Luca del Fante, conte di Castellarcione, famoso e simpaticissimo meccanico romano, all’aeroporto di Londra Heathrow ci siamo infilati nella lounge di First Class. Io, come Frequent Flyer British Airways potevo portare un ospite, ma ne avevo due. La signorina all’ingresso se l’era pressa con Luca e non lo voleva lasciar entrare. Allora, io, già stufo, dissi che la British Airways non sarebbe fallita se portavo una persona in più, e ci infilammo senza ascoltare le sue lamentele.
Appena seduti, notai di fronte a noi Brian May, il famoso e riccioluto chitarrista dei Queen. I Queen, come Genesis, Led Zeppelin, Yes, Pink Floyd, The Who... erano la musica che ascoltavo nella mia gioventù, e continuo ad ascoltare anche adesso. Mi sono avvicinato, con riluttanza, ma dovevo ringraziarlo di essere stato la colonna sonora della mia adolescenza. In quel momento entrò l’impiegata della British con un uomo della sicurezza per mandarci via. Nacque un’animata discussione e Brian May si offrì gentilmente di ospitare Luca, dato che la zelante signorina non voleva stesse lì dentro. Abbiamo parlato del più e del meno finché non uscì il discorso dei nostri mestieri, e lui si dimostrò molto interessato. Poi, non molta tempo fa, di ritorno da Miami dove ero andato per il Florida Winter Tour, entro nella Lounge British, questa volta dell’aeroporto di Gatwick, e mi trovo Brian May un’altra volta! Era a un tavolo con sua moglie che leggeva il giornale. Non potevo non farlo: mi avvicinai un’altra volta e gli raccontai del nostro incontro di circa 15 anni prima. Si ricordava benissimo dell’episodio e mi invitò a sedermi e prendere un caffè. Non solo, mi raccontò che dopo quella volta era andato con suo figlio a Buckmore Park, famosa pista in Inghilterra, e aveva finito pure per comperargli un kart.
Quale altro mestiere al mondo ti dà la possibilità di fare questo tipo di conoscenze? E pensare che mia madre voleva facessi il commercialista...

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ANDREA BELICCHI: