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Editoriale | Dino chiesa: la vittoria di hamilton all’europeo, con un braccio rotto

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DINO CHIESA L’EUROPEO DI HAMILTON, CON UN BRACCIO ROTTO

Lewis Hamilton ha corso con me per due anni. Due anni intensi, bellissimi. Insieme ne abbiamo vissute tante, in kart e non, e di episodi da raccontare ne ho davvero tantissimi.


Un episodio “ufficiale”, che conoscono in molti e che in molti possono confermare, è quello della gara dell’Europeo 2000 corsa in Francia, sul circuito di Val d’Argenton. Era la seconda prova e Lewis era in testa alla classifica, peccato che nella settimana prima della gara fosse tornato in Inghilterra e si fosse messo a fare “lo scemo” su qualche spiaggia con un Quad, un Buggy, o roba del genere.

Risultato? Si ruppe lo scafoide, un osso del polso. Mi aveva telefonato dicendo che aveva avuto un problema mentre si allenava in bicicletta: si era sganciato un pedale, mi disse, era scivolato e ... crack! Un racconto un po’ vago, lo ammetto, ma da cui si capiva che c’era qualcosa che non andava. Per fortuna, tramite suo papà, era riuscito ad andare dal medico della Formula 1 di allora a farsi vedere, perché lui voleva correre. Sapeva di essere in testa all’Europeo, e quando Lewis si pone un obiettivo fa di tutto per riuscire a raggiungerlo.

Il venerdì, arrivati sul circuito, non sapevamo bene cosa aspettarci. Eravamo già in Francia per le prime prove e Lewis ancora non si vedeva. Mi ricordo che chiesi a Nico (Rosberg, compagno di squadra di Hamilton in quel periodo n.d.r.) di provare entrambi i kart e fare le stesse regolazioni, in modo che se fosse arrivato, per lo meno avrebbe trovato il mezzo già pronto. E in effetti Lewis arrivò, solo che aveva il braccio ingessato!
L’ingessatura gli bloccava il polso fino a poco prima del gomito, ma gli lasciava libere le dita, così, infilata la tuta, decidemmo di correre lo stesso. Fece qualche giro del warm up, per imparare la pista che non conosceva e poi, nelle prime due manche, fece il miglior tempo.

Figlio di uno dei “pionieri” del karting (papà Otello), inizia la sua avventura da meccanico nel 1984, in CRG. È tra i responsabili della DAM Racing e, poi, teammanager della MBM, dove fa da guida ai giovani Hamilton e Rosberg. Nel 2004 parte la lunga avventura con il marchio Zanardi. Oggi è responsabile del neonato marchio Kart Republic.

A quel punto, però, qualcuno mandò il medico a controllare, dicendo che non si poteva correre con il braccio ingessato: in realtà le condizioni di Lewis le conoscevano tutti già da prima, ma, visto che aveva vinto le prime due manche e andava forte, forse qualcuno pensò di cercare di fermarlo in questa maniera. Il medico disse che la responsabilità era sua e lo fermò per una manche, ma dopo nostre varie insistenze e dopo aver sentito qualcuno “più in alto” che desse il via libera, Hamilton poté tornare in pista.

Con una manche in meno, partì in settima-ottava posizione, mentre in pole c’era Nico. Comunque... vinse la prefinale e la finale! Questo era Lewis Hamilton! Un duro, determinato e straordinario pilota. E teniamo conto che in quegli anni il livello della categoria, secondo me, era superiore a oggi, più competitivo. Giusto per rendere l’idea: ai primi quattro posti di quell’Europeo finirono Hamilton, Rosberg, Kubica e Ardigò: tre sono arrivati in Formula 1, l’altro ha vinto due mondiali ed è ancora oggi tra i protagonisti del karting.

“Seconda prova dell’Europeo: Lewis Hamilton arrivò in pista con il braccio ingessato. Ma aveva le dita libere di muoversi. Così, decise di correre ugualmente...”
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