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Beppe gabbiani: gli scherzi di necchi e patrese e il karting degli anni ‘700%

BEPPE GABBIANI GLI SCHERZI DI NECCHI E PATRESE

Se c’è una persona, nel mondo dei motori, la cui lingua è rapida tanto quanto le prestazioni in pista, è senza dubbio Giuseppe Gabbiani. Nato a Piacenza nel 1957, “Beppe” non solo è stato un kartista di talento, arrivato fino in F1, ma è un uomo dai mille aneddoti, vissuti e raccontati con la passione di un campione vero.


“Ogni volta che ripenso a questa storia rido molto. Siamo nel 1974, l’anno in cui passo in prima categoria. Vado a Fano per delle prove e lì trovo Necchi e Patrese, due delle figure di riferimento per tutti i kartisti dell’epoca. In quella pista c’era una famosa staccata che girava a 90°: una curva difficile alla quale arrivavi molto forte, sui 130 km/h, e come riferimento per la frenata avevi giusto una gomma.

Siccome sanno che sono scemo, Necchi e Patrese si mettono proprio in quel punto a guardarmi: in quel momento loro erano i piloti più bravi; io, in confronto, ero un bambino. Però mi trattavano molto bene, mi tenevano in considerazione, mi parlavano e venivano anche a vedermi girare: voglio dire, due personaggi come loro... per me era un onore!
Ma torniamo a Fano: loro si mettono a bordo pista proprio in prossimità di quella curva e mi guardano mentre la percorro leggermente di traverso. Addirittura si mettono a incitarmi con la mano, come a dire: “Vai, vai!”. Necchi fuma una sigaretta e Patrese se ne sta lì accanto: sembrano entrambi tranquilli e interessati a quello che faccio in pista, ma in realtà stanno tramando per farmi uno scherzo. Infatti, giro dopo giro, iniziano a spostarsi in avanti, un po’ alla volta... E intanto continuano a incitarmi. Io, che ho 15 anni e sono alle prime armi, non mi rendo conto che loro si spostano. Anzi, li osservo che gesticolano quando passo e comincio a prenderli come punto di riferimento per la staccata. Risultato: dopo 4 giri mi trovo fuori pista! Loro, ovviamente, scoppiano a ridere e rincarano la dose: “Somaro! Ti abbiam preso per i fondelli...”. Ok, l’avevano fatto apposta, ma che potevo dirgli?

Un altro episodio significativo è quello della Coppa dei Campioni di Jesolo. Siamo in albergo tutti insieme e, quando arriva il momento di andare in pista, io faccio di tutto per non salire in macchina con gli altri. Voglio stare con Piero (Necchi n.d.r.) e Riccardo (Patrese n.d.r.), che, a parte il fatto che sono i più simpatici, per me sono dei grandi. Per capirci, sarebbe come poter salire in auto, oggi, con Vettel e Raikkonen. Anzi, con Piquet e Prost: gente fortissima al volante, ma anche con un grandissimo carisma.
Comunque, finalmente riesco a salire in macchina con loro e mi siedo dietro, in questa Fiat 127 verde a due porte che non ricordo se fosse di Necchi o di Patrese, perché l’avevano entrambi. Io indosso già la tuta, ma mi accorgo di essermi dimenticato le scarpe. Così mi tocca chiedere a Patrese: “Riccardo, scusa, potremmo tornare indietro a prenderle, per piacere?” E lui: “No, no. Siamo in ritardo. Partiamo!”. Per fortuna vedo in macchina delle scarpe da corsa della mia taglia. Mi permetto di chiedere: “Riccardo, me le presti per fare le qualifiche? Poi torno in albergo e prendo le mie!”. E lui, ancora: “No, ti ho detto di no!”. È andato avanti così fino in pista. E le scarpe non me le ha mai date! Alla fine ho tolto il tacco ai miei mocassini, li ho limati e me li sono messi per fare le qualifiche con quelli!”

Nato a Piacenza il 2 gennaio 1957, ha iniziato ad andare in kart a 14 anni, passando poi in Formula Italia e, categoria dopo categoria, fino in F1. Ha raccontato i suoi ricordi di una vita da pilota nel libro “Cavallo pazzo. Una vita oltre il limite”. Scritto con Paolo Gentilotti (Edizioni Tip.Le.Co).

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