ALESSANDRO PICCINI: DA 40 ANNI IN KART

All Kart, Dap, Birel, Mari, CRG, Chiesa Corse, Tony Kart, Intrepid, Maranello… Sono le squadre con cui ha corso Alessandro Piccini, nato a Vinci, il paese di Leonardo, 54 anni fa. Sulle spalle, 40 stagioni di karting da raccontare, passate come pilota, campione del mondo, papà, meccanico... e perenne innamorato di questo sport.


GLI INIZI
I motori, dai Piccini, sono sempre stati di casa: il papà di Alessandro, infatti, prima di avere una propria ditta di autotrasporti, faceva il camionista. Fu nella prima metà degli Anni ‘70 che durante un suo viaggio si imbatté in un kart e decise di comprarlo. Il mezzo finì presto dimenticato in un capannone della ditta, fino a quando Alessandro lo scoprì: “Avevo 12-13 anni. Mi venne subito voglia di provarlo".

"Peccato che il motore non volesse saperne di partire: la membrana della pompa della benzina si era deteriorata”. In cerca di qualcuno che potesse sostituirgliela, Piccini arrivò a Empoli da Fabio Mancini, un ragazzo che, oltre a trovare il pezzo di ricambio, iniziò a coinvolgerlo nel mondo del kart. “Mi piacque subito tantissimo. Così convinsi mio papà a comprarmi un Tony Kart nuovo con motore Yamaha 125 da cross montato a sinistra: girai talmente tanto da scromare il cilindro”.
Mai inconveniente fu più propizio, visto che per ripararlo Alessandro conobbe Marcello Cortigiano, il preparatore che poi lo seguì lungo tutta la carriera: “Nel mondo del kart per me è stato come un papà!”. Di nascosto dai suoi arrivò la prima gara (vinta!) e la seconda (vinta!). Al ché diventò impossibile tacere: il kart era entrato a pieno titolo nella vita di Alessandro.

LA CARRIERA
“Nell’80 feci la mia prima prova dell’Italiano, a Parma, e vinsi. Fino ad allora le risorse arrivavano tutte dalla famiglia, dopo quella vittoria entrai in All Kart”. I successi continuarono ad arrivare: nell’82, sempre a Parma, ancora un Italiano e poi, in Germania, l’Europeo. “Diciamo che ho un po’ bruciato le tappe. Ma, dopo quei successi, se crebbe la considerazione nei miei confronti, crebbe anche la concorrenza. Erano gli anni in cui nasceva la Kalì Kart e il kart si stava sviluppando notevolmente”. Al Mondiale dell’83 arrivò la prima grossa delusione quando, cambiato il pistone prima della finale, si ritrovò un motore che faceva 1.000 giri in meno. “Non fu l’unico mondiale perso, anche nell’89 avrei lottato per la vittoria se non mi fosse scesa una gomma dal cerchio. Stessa cosa nel 2000 quando un incidente con Davide Foré mi fece uscire di scena”.

Classe 1964, è stato uno dei grandi protagonisti degli ultimi 4 decenni del kart. Vincitore di 4 titoli mondiali, ha smesso di correre alla soglia dei 50 anni. Oggi segue il figlio Alessio, anche lui pilota per la Tony Kart

Ma torniamo all’83: “All’epoca non c’era il professionismo di oggi e le scelte si facevano in base alle persone. Probabilmente, dopo il Mondiale avrei dovuto cambiare squadra, ma non lo feci e penso che qualche occasione l’abbia persa”. Infatti, per tre stagioni, le cose si fecero più complicate. Poi, nel 1987, con la nuova tuta della Dap, arrivò il primo titolo Mondiale a Magione. “Tra quelli vinti, però, il Mondiale che più mi ha dato soddisfazione è stato nel ’90 a Laval, in Francia, con la Birel. Nella prima manche avevo fatto il miglior tempo ma mi penalizzarono per rumorosità e partii ultimo. In realtà non volevo neanche prendere il via, furono Sala e Pavesi a convincermi. Feci altre due manche e mi schierai in ventesima posizione in prefinale. La vinsi e in finale, dalla pole position, presi 7 secondi e mezzo di vantaggio in 15 giri e rimasi in testa fino alla fine! Fu lì che capii che fino alla bandiera a scacchi bisogna sempre avere il coltello tra i denti e tenere il gas aperto”.
E sul gas Alessandro spinse anche l’anno successivo, a Parma, concedendo il “bis” mondiale alla Birel. Stesso risultato nel ‘93, a Val Vibrata, dove Piccini centrò la vittoria nel suo primo anno in CRG, squadra con cui rimase per 9 anni.
Nel 2002 il passaggio alla Chiesa Corse, che all’epoca utilizzava il telaio DC-One della Parolin, dove correvano due giovani di belle speranze: Hamilton e Rosberg. “Hamilton era di poche parole ma terribilmente concreto in pista. Riusciva sempre a tirare fuori dal mezzo il 110 per cento. Niko era veloce ma un po’ più ‘costruito’: essendo il figlio di Rosberg su di lui c’erano più aspettative”. L’esperienza con Dino Chiesa, però, durò solo un anno, perché Piccini venne chiamato dalla Tony Kart: “Mi vollero per sviluppare il motore 125: furono, fino al 2005, anni di un’ottima convivenza, Robazzi (il patron della Tony Kart n.d.r.) è un ottimo imprenditore: pretende molto ma sa dare tantissimo in cambio”. Poi arrivarono gli anni tra Intrepid e Maranello e, nel 2011, il ritorno in Tony Kart, marchio a cui ancora oggi è legato e per il quale corre il figlio Alessio.