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Dossier | Il folle mondiale kz 2015 a le mans

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IL FOLLE MONDIALE KZ 2015 A LE MANS

Cinque storie per un campionato del mondo pazzo. Che ha fatto disperare, sperare, gioire, preoccupare i protagonisti di quella che già oggi è una gara destinata a rimanere nella memoria. E che riviviamo attraverso le loro parole. Alcune mai dette.

1. LA RIMONTA DI MARCO ARDIGÒ

I FATTI

Marco Ardigò arriva al Mondiale di Le Mans con i gradi del campione in carica. Il valore assoluto di Marco lo conosciamo e quello del Tony Kart Racing Team pure. Hanno affilato le armi – inteso come sviluppo del materiale – al meglio in vista di questo mondiale e la conformazione del tracciato di Le Mans, per di più,  si adatta bene alle caratteristiche di erogazione del loro motore Vortex RVZ. Il mondiale in gara unica, si sa, è una lotteria proprio perché è in gara unica, quindi anche un solo episodio può condizionarne l’esito. Ma non solo, è anche spietato, perché non ammette replica. Quindi tu puoi presentarti con i migliori propositi e la miglior preparazione, ma poi il tuo avversario tira fuori dal cassetto – magari proprio e solamente per quella gara – il motore “speciale” che ribalta tutte le previsioni e spazza la concorrenza. Questa volta, però, di sorprese non sembrano essercene molte e per Ardigò e Tony Kart bissare il titolo conquistato a Sarno sembra essere un’impresa alla portata. Tutto va secondo i piani: Ardigò vince una manche ed è irraggiungibile sull’acqua, fattore non trascurabile in un fine settimana caratterizzato da un tempo davvero incerto. Ma arriviamo alla seconda manche: ore 14:54 di sabato 12 settembre. L’asfalto è umido, perché poco prima è piovuto: Ardigò guida il warm up lap della manche che vede sfidarsi il gruppo B con il gruppo C. Tutti i kart montano gomme da asciutto, ma l’asfalto è insidioso. Quindi Ardigò prima arriva nella propria casella di partenza, quella in pole position, si ferma, ma poi ci ripensa: per questioni di sicurezza meglio consentire a tutti di fare un ulteriore giro. Il direttore di gara consente l’extra lap, ma non la vede come lui e si segna sul taccuino che il n.51 ha interrotto la procedura di partenza. I commissari sportivi prendono quel taccuino, leggono e tramutato il tutto in una penalizzazione che sabato sera diventa una doccia non fredda, ma ghiacciata, per il campione del mondo in carica. All’alfiere Tony Kart non resta che incassare il colpo, che vuol dire partire dalla 17^ casella in Prefinale. Da quel momento Ardigò mette in scena un capolavoro mancato: in prefinale recupera fino alla 10^ posizione, casella dalla quale parte in finale. E nell’ultima gara del weekend, quella che conta, quella che consegna il titolo iridato, Marco è una furia, vola (il best lap di oltre 1 decimo più veloce rispetto a quello del vincitore lo testimonia) e arriva a inserirsi anche nella lotta per la vittoria all’ultimo giro, che però conclude al terzo posto. Prima che, purtroppo, un’altra penalità comminata a fine gara per il musetto anteriore fuori posizione gli porti via anche quel risultato.

IL RICORDO DEL PROTAGONISTA

In quel mondiale ero veramente a posto in ogni condizione. Ma ancor di più ricordo la delusione per la penalità ricevuta sabato dopo le manches. Quando la notizia arrivò, alle otto di sabato sera, non ci credevo. La mattina dopo andai subito da Nigel Edwards, il direttore di gara, a far valere le mie ragioni. Lì per lì ebbi l’impressione che avesse capito che la penalità era troppo severa, visto anche le condizioni della pista, ma gli steward non ne vollero sapere. Quando me ne andai dalla direzione gara ero davvero incazzato. Voglio dire, quell’anno ero rappresentante della FIA per la sicurezza e avevo agito nell’interesse di tutto il gruppo perché in pista, oggettivamente, eravamo al limite. E non c’era certo bisogno di essere alla guida in quel momento per capirlo: tutti si ricordano dell’incidente di Loris Spinelli. Ma la beffa, se proprio devo dirlo, è arrivata la domenica mattina in Prefinale, quando ci concedono un giro in più di allineamento. Giustamente, perché le condizioni erano al limite come sabato, quando però fui io a chiederne uno in più, beccandomi la squalifica. Vabbè, forse doveva andare così, preferisco ricordare quello che ho fatto vedere in pista. In finale mi feci largo tra i miei avversari senza troppi complimenti e mi lanciai all’inseguimento di De Conto e Pex. In dieci giri recuperai quasi due secondi e mezzo e, nell’ultimo passaggio provai ad approfittarne quando Pex attaccò De Conto. Per tre metri fui Campione del Mondo KZ per la seconda volta. Alla fine chiusi terzo ma dopo la gara ricevetti una penalità per il musetto abbassato. Evidentemente non era proprio il mio weekend. A tutti gli appassionati però voglio dire questo: andate a rivedervi la gara perché merita davvero!”.

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