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Consigli degli Esperti | Genitori: il giusto approccio da tenere nei confronti del figlio kartista

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PAPÀ,VOGLIO FARE
IL KARTISTA.
I CONSIGLI DELLA
PSICHIATRA AI GENITORI

In pochi sport come il kart il rapproto tra genitori e figli può essere così stretto: perché, spesso, il papà è il primo meccanico del figlio e l’organizzatore delle trasferte; perché le spese sono tante e senza il sostegno dei genitori non si può andare lontano; perché tante volte la passione si tramanda tra generazioni e i figli devono fare i conti con il passato ingombrante di un papà pilota... Per questi e tanti altri motivi le difficoltà, sia dalla parte dei figli, sia da quella dei genitori, sono tante e, per quanto si agisca sempre per amore e a fin di bene, la possibilità di sbagliare è dietro l’angolo. Premesso che un metodo che vada bene per tutti non esiste, abbiamo chiesto ad Alessandra Papasogli, psichiatra dell’Università di Pisa e collaboratrice di Formula Medicine i consigli su quello che dovrebbe essere il giusto approccio dei genitori nei confronti della passione dei propri figli per il kart.

1 Partiamo da uno degli atteggiamenti più sono evidenti nel paddock: la presenza un po’ invadente (specie dei papà) su questioni tecniche e sportive

Anche se il kart è uno sport individuale, praticandolo si interagisce con le dinamiche complesse di un team. Un papà che si intromette troppo, criticando o lamentandosi delle decisioni prese, può alterare questi delicati equilibri, soprattutto se sulla griglia di partenza di una gara. Meglio, a questo punto, un genitore che supporta economicamente il figlio ma non interviene direttamente nelle dinamiche sportive.

PAPÀ E FIGLIO: UN BINOMIO FREQUENTE NEL MONDO DEI MOTORI, CHE NASCONDE NON POCHE INSIDIE
Alessandra Papasogli, psichiatra, responsabile preparazione mentale dei piloti in Formula Medicine

Lawrence Stroll, papà di Lance (sotto, ai tempi del kart), oggi in F1. Esempio di papà che ha sostenuto investimenti importanti per la carriera da pilota del proprio figlio

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2 Però, anche il papà che si limita a mettere i soldi può essere altrettanto “ingombrante” per un figlio?

Certamente bisogna che i papà, e le famiglie in generale, facciano attenzione a non cadere in questa tentazione: avere maggiori pretese verso i figli solo perché si accorgono di avere fatto un investimento oltre misura. Bisogna sempre ricordarsi che non è obbligatorio fare gare: il kart può essere altrettanto divertente anche limitandosi a correre con gli amici.

3 Insomma, è complicato... Come si fa a trovare un equilibrio?

La presenza del papà all’avvio di un’attività sportiva è utile per incoraggiare e spronare il bambino, che altrimenti potrebbe abbattersi o perdere entusiasmo. Accompagnare il figlio in queste prime fasi ha un valore educativo e formativo. Nel kart la presenza del papà è quasi fondamentale, trattandosi di uno sport difficile da approcciare se non c’è qualcuno già appassionato che ti ci avvicini.
Con il tempo, però, una presenza forte del papà può diventare dannosa, perché non consente al figlio di sviluppare consapevolezza e capire se lo sport che sta praticando lo appassiona davvero o se è solo un modo per compiacere il genitore. Dopo la spinta iniziale serve maggior distacco.

4 Inizialmente, quindi, la presenza del genitore può essere un valore?

Dico sì al kart come occasione di divertimento e condivisione! La pista può essere sfruttata per stare più tempo insieme al figlio; con la consapevolezza che condividere la passione e il lavoro sotto la tenda può essere un modo per trasmettere dei valori sani.

5 Ma sapendo anche dire “basta” quando è il momento, giusto...

Quando il bambino è cresciuto, è bene che impari ad andare con le proprie gambe: anche solo a livello di divertimento, è molto più naturale, per un ragazzo, condividerlo con gli amici piuttosto che con papà e mamma.

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